02/11/2008

due novembre

Rosa sul pianoforte.jpgSono stata da mio padre questo week-end.

Mi è pesato, devo ammetterlo. Ma meno di quanto immaginassi. Dopotutto non che avessi altra scelta, visto che ha chiesto l'affidamento delle ceneri.

Non ho obiettato allora e non lo farò adesso.

ho suonato il pianoforte di mamma. in qualche modo pensavo che questo me l'avrebbe fatta sentire più vicina. o quantomeno che mi riportasse alla memoria uno qualunque dei nostri pomeriggi al piano. niente. forse c'erano troppi ricordi tra cui scegliere e la memoria è andata in confusione.

è entrato mio padre. con quell'aria distratta che ha da quando... beh, che ha ultimamente. teneva in mano una scatola di legno, di quelle che in genere contengono bottiglie di vino o liquore.

ha aspettato che terminassi il movimento. e dopo una lunga pausa di silenzio mi ha porto la scatola e ha detto:

-sono le lettere di mamma

 -lettere?

-sì, le lettere che mi ha scritto quando eravamo ancora fidanzati.

ho sollevato il mio sopracciglio vulcaniano. per qualche motivo mi aspettavo qualcosa di più drammatico. come la scena rivelatrice di un film.

e la delusione dev'essere stata visibile perchè ha aggiunto:

-ci sono anche lettere tue. lettere che ti ha scritto e che non so se ti ha mai mandato

siamo rimasti a fissarci per qualche minuto in silenzio. poi, come se niente fosse, ha appoggiato la scatola sul piano.  ha detto:

-te le lascio qui

e si è voltato per andarsene. arrivato alla porta si è girato e ha chiesto:

-pensi di fermarti a cena?

ho scosso la testa e sono rimasta sola a fissare la scatola per paracchi minuti.

alla fine ho deciso di portarla a casa. l'ho chiusa nell'armadio, sepolta sotto kg di maglioni.

per ora resta lì. non ho nessuna intenzione di aprirla.

31/10/2008

Piove, guarda come piove, guarda come viene giù

pioggia2.jpgDi quei giorni ricorderò l'umidità. A volte me la sento ancora addosso.

Settembre, il lago, il freddo e un infinito temporale di fine estate. I pochi vestiti presi a casaccio e caricati di fretta nel trolley: sbagliati per la stagione e perennemente umidi.

L'odore di umidità misto ai medicinali. E poi quell'altro odore, quello nauseante di sangue digerito e succhi gastrici.

Se n'è andata così. Bevendo the zuccherato da una cannuccia.

Pensavamo fosse una buona idea. Riportarla a casa, su al lago. Tra le sue cose di bambina.

Lasciarla andare in modo dignitoso.

Forse è stata una buona idea, o forse siamo solo stati bravi a raccontarcela.

Quello che so adesso è che continuo a sentire quel freddo umido. Quando piove, come oggi. Quando non piove.

 

 

27/10/2008

week-end con il moccio

7736137.jpgColpa dell'amica della Bratz, e dei suoi virus importati direttamente dalla riviera di ponente. Com'è che si chiamava?

Giulia?

non che sia importante, visto che una volta compiuta la sua opera appestante, c'ha mollate in fretta e furia e s'è fiondata back home via milano-serravalle.

i suoi germi liguri m'hanno regalato un sabato discretamente schifido. una domenica pomeriggio da divano, copertina di pile e Tv spazzatura e un lunedì mattina da incubo.

Fortuna che sono riuscita a far sentire in colpa la bratz quel tanto che è bastato a farle scattare l'istinto da crocerossina.

e così mi ha intrattenuto a suon di messaggini e mms fino a che non sono crollata sul letto.

brava! era il minimo ;-)

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